Guardami ancora

Non c’era più niente. Non c’era più nessuno. Eravamo solo noi, due esseri che si erano incontrati, scontrati, raggomitolati uno nell’altro, smarrendosi in un dedalo di sensazioni che ancora faticavo a spiegare.


L’avevo toccato, un frammento dopo l’altro e ognuno di essi si era conficcato a fondo attraversando la pelle e il cuore.


Era il mio pezzo mancante, il meccanismo che aveva rimesso in moto un ingranaggio arrugginito, e il solo pensiero di stargli lontano mi faceva star male.


the sparks between us will


Ero appena stata travolta da un uragano che aveva spazzato via tutto, lasciandosi dietro solo macerie. Ma la vera maceria ero io. Ricomporre i pezzi non sarebbe stato possibile. La mia anima era in frantumi, scaglie così piccole da non potersi più aggiustare.


Si era avvinghiata intorno a me come l’edera aggrappandosi in profondità, mettendo radici forti e impossibili da estirpare. Da spirito libero a prigioniero in una sola notte.


Lei era timida, riservata e sicuramente, non si sarebbe mai gettata volontariamente tra le mie braccia, ma c’era finita. C’era finita eccome.


Stavo osservando me stessa ma con occhi diversi, stavolta erano aperti e vedevano. Vedevano in profondità, vedevano le cicatrici mai rimarginate, vedevano i sogni infranti e soprattutto, vedevano la sofferenza che quell’uomo mi aveva provocato.


Stupido, sciocco cuore, avevi davvero pensato di tornare a vivere senza morire di nuovo?


Io me ne sarei andata, ma il mio cuore no. Lui sarebbe rimasto qui, incatenato all’uomo a cui ormai apparteneva.


Le eccezioni ci potevano essere, e loro, erano proprio questo. Amici. Amanti. Compagni. Erano l’uno il tutto dell’altra, e nonostante condividessero la loro strada da un tempo immemore, continuavano a guardarsi con una sfolgorante luce negli occhi, uno strabiliante luccichio che tradiva un sentimento sconfinato.


Quell’uomo stava riscrivendo il mio presente cancellando piano piano il mio passato. Offuscava immagini, suoni e sensazioni sostituendole con altre del tutto nuove, del tutto diverse.


Tu sei mia, Eva, sei il mio incastro perfetto, la mia parte mancante. Mi è bastato così poco per capirlo, e troppo per ammetterlo.


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Avrei potuto trascorrere la notte così, perdendomi nei suoi occhi e stringendola tra le mie braccia. Non era una cosa normale, non lo era per me almeno. Io non mi lasciavo coinvolgere, nessuna donna aveva mai scalfito la mia corazza ma lei… lei era diversa.


Io la volevo. La volevo perché mi sfuggiva. La volevo perché mi piaceva. E adesso la volevo ancora di più perché non avrei dovuto desiderarla.


Feci un passo e lei indietreggiò guardandomi come se non mi vedesse più, come se tutto quello che c’era fra di noi fosse stato spazzato via irrimediabilmente. In quel preciso istante l’universo rallentò di colpo la sua corsa. Le voci e i suoni si trasformarono in un rumore di sottofondo dai contorni sfumati. Battiti. Battiti convulsi e disperati mi risalirono in gola e nelle orecchie stordendomi. La stavo perdendo…


Eravamo così vicini, così perfetti insieme che mi sembrò di sognare. Ma come in ogni sogno che si rispetti, per quanto meraviglioso questo possa essere, alla fine c’è sempre il risveglio.


La strinsi più forte, come se quel gesto potesse parlare al posto mio, come se in quel modo, avessi potuto farle capire che senza di lei non riuscivo a respirare.


Solo l’amore ti può sommergere e spezzare in questo modo, senza preavviso, senza limiti, senza respiro.


Alza gli occhi, amore mio, e guardami ancora.


Guardami ancora
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